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Tim Cantor è un artista straordinario, che l'arte ce l'ha scritta nel DNA; il suo bisnonno Lioyd Dundas Whiffen infatti, era anch'egli pittore. Tim dipinge da quando aveva cinque anni. Il suo primo lavoro, "the seascape", è un'opera estremamente oscura ma affascinante poiché  la sua visione artistica era già sviluppata in tenera età.
Ha sempre avuto una fervida immaginazione e i suoi lavori sono talmente particolari da scatenare una miriade di emozioni diverse negli spettatori. E' con estremo piacere dunque, che vi proponiamo questa intervista fatta in collaborazione con due amanti dell'arte, Martina e Vania Belli, le quali hanno donato al pezzo una nota familiare e un tocco personale davvero prezioso. Le domande come vedrete, sono poste a Tim e anche alla sua splendida compagna, la moglie Amy, collaboratrice e anima gemella.
 
Raccontaci di come sei diventato Tim Cantor, dalla tua prospettiva.
TIM - Da quando ho memoria ricordo di essere sempre stato solo nella mia stanza, da ragazzino, a disegnare o dipingere. Avevo cinque anni quando mio padre si rese conto di questa mia ossessione e mi regalò una scatola contenente colori a olio e pennelli che in passato erano appartenuti a mio nonno. Non l'ho mai incontrato, ma ho sempre avvertito questo legame profondo con lui, dal momento che era anch'egli un artista. Sono cresciuto guardando le opere che aveva realizzato, erano appese ai muri della mia casa d'infanzia, e ascoltavo spesso storie che riguardavano le sue avventure in giro per il mondo. Era inglese ma era nato in India a cavallo del secolo; lì era solito disegnare i panorami visti nei viaggi in giro per il mondo. Ancora oggi conservo la sua collezione di libri d'arte e la scatola usurata dei suoi colori e pennelli. Sono la cosa più preziosa che ho. Ho iniziato a dipingere davvero presto, ero solito rimanere da solo di notte a sperimentare tecniche. Mi considero un artista autodidatta in virtù del fatto che ho sempre avuto bisogno di stare da solo per dipingere. A quindici anni uno dei miei quadri venne acquistato dalla Casa Bianca ed è così che la mia carriera ha avuto inizio. Ho iniziato ad esporre le mie opere in gallerie d'arte e, a circa venticinque anni, i miei quadri si potevano ammirare già in diverse parti del mondo. Negli anni 2000 ho aperto la mia galleria d'arte al San Diego's Historic Gaslamp Quarter. Questo è il posto dove porto tutte le mie opere e dove le espongo ogni qualvolta realizzo una collezione. Di solito ho bisogno di un anno e mezzo due per creare il corpo di una collezione, che consiste in circa 20/25 dipinti in tutto. Solo recentemente ho autorizzato l'esposizione delle mie opere in altre gallerie.
 
Come funziona il tuo flusso creativo? Dall'idea di base al risultato finale, cosa succede? E da cosa trai ispirazione?
TIM - Spesso non ho idea da dove arrivi l'ispirazione. Vedo semplicemente cose usando l'immaginazione. Più che l'ispirazione, ho sempre detto che c'è una cosa che senza dubbio influenza la mia arte, la musica. Quando ascolto la musica le immagini scorrono come un fiume nella mia testa, è stupendo. Quando concepisco una composizione, non mi faccio domande; inizio a scarabocchiare, a disegnare e dipingere vari concetti dell'immagine che ho in testa. Capita a volte che me ne servano cinquanta, di bozzetti. E' durante questa fase fondamentale che il dipinto inizia a prendere forma e poi evolve in qualcosa che un giorno sarà un'opera d'arte. Quando decido di impegnarmi nel creare un concetto in un raffinato dipinto a olio scelgo il substrato, che sia carta, tela lino o pannello di legno, e inizio l'intenso e difficile processo che porta un'opera d'arte alla vita. Dopo aver applicato strati di gesso, inizio a creare lo sfondo a colori e poi pazientemente passo gli strati di pittura a olio, gli smalti trasparenti - che possono arrivare fino a 50 o 70 strati - e piano, piano l'opera viene alla luce. La parte che preferisco nella creazione delle mie opere sono i dettagli intricati che compongono i miei dipinti. Tutte quelle piccole linee e anelli, sono la parte più elaborata, ma anche quella che mi dà maggiori soddisfazioni.
 
C'è un momento della tua vita che consideri come un punto di svolta?
TIM - Questa è una domanda affascinante... Da quando ho iniziato a dipingere ci sono stati più di 1001 momenti differenti in cui ho sentito che il mio lavoro o la mia vita stavano in qualche modo prendendo una direzione diversa. Che io scopra un nuovo modo di creare – magari dopo giorni, mesi o anni di esperimenti - questa sensazione la provo anche ogni volta che finisco una mia opera.
 
Come descriveresti la tua avventura con gli Imagine Dragons? Le prime sensazioni dopo aver ricevuto la chiamata per la collaborazione, il lavoro sul progetto, il rapporto con la band.
TIM - Nel settembre 2014 ho ricevuto una chiamata dal manager, il quale disse che a loro piaceva molto il mio lavoro. Voleva sapere se fossi interessato a creare la cover del loro album Smoke + Mirrors.  E' stato fantastico! Sentirmi dire da una band di cui amo la musica che a loro piace la mia arte, è stato incredibile. Mi hanno quindi inviato un paio di canzoni così che potessi trarne ispirazione; avevo solo una settimana di tempo prima del nostro incontro, quindi ho ascoltato le loro canzoni in continuazione e l'immaginazione ha iniziato a collaborare. Ero sopraffatto dall'emozione e al contempo nervoso all'idea di mostrare loro quello che avevo creato. Ho aperto una scatola con alcuni dei miei lavori concettuali e, grazie al cielo, hanno adorato tutto quello che avevo fatto ascoltando la loro musica. Non avevo mai fatto niente del genere prima, ma dopo aver incontrato la band nel loro studio e averli ascoltati suonare tutto l'album, ho realizzato immediatamente che la collaborazione sarebbe avvenuta! Non solo amavo il suono che stavano creando, ma a livello di lirica il sound si posizionava esattamente sulla mia stessa lunghezza d'onda creativa, sia dei quadri, che dei disegni , che della scrittura. Era stupendo ascoltarli e vedere la mia arte evolversi in conseguenza delle loro note. Sono grato che la band mi abbia dato piena libertà creativa. L'arte si cresceva organicamente, senza alcuno sforzo. Alla fine, quella che doveva essere solamente una cover per un album si è trasformata in una serie di dipinti originali, una per ogni canzone dell'album; quattordici opere in tutto, quindi. Poco dopo aver selezionato le opere, ogni mattina mi svegliavo e vivevo un'avventura! Mi alzavo e scoprivo che che i quadri che aveva scelto la band erano esposti nei maxi manifesti di Las Vegas, o che c'erano murales della mia arte a New York e poster a Parigi. Poco dopo venne girato il video di SHOTS e lì ho potuto assistere alla venuta alla luce delle mie opere attraverso la loro musica. E proprio quando ero sicuro di non poter chiedere di più, a Las Vegas, Londra e Parigi venne ospitata la mostra itinerante di Smoke + Mirrors. Dopo il successo di questa nostra collaborazione, la band mi chiese di seguirli in tour! E' stato bellissimo vedere la reazione dei fan nei vari paesi, affascinante! Sono sempre stato estremamente indipendente come artista, era la prima volta che mi sentivo parte di una grande famiglia. Amiamo Dan, Wayne, Ben and Platz, le loro famiglie e i loro amici, e ovviamente gli STRAORDINARI fan degli Imagine Dragons! Nessuna band al mondo ha una famiglia tanto leale. Abbiamo raccolto un tesoro in amicizie e ricordi, prezioso per la vita.
 
Tim Cantor interview Shot Magazine Smoke Mirrors Album LR
 
Ho letto da qualche parte che nascondi dei messaggi nei tuoi quadri, è vero?
TIM - Ho dipinto ogni sorta di simbolo e messaggio nella mia arte per molti anni. Nascondo le lettere del nome di mia moglie A-m-y all'interno delle composizioni. Quando la band ha scoperto che mi piace fare questo genere di cose, abbiamo collaborato e tessuto un certo numero di messaggi criptici nelle opere! E' stato molto divertente ascoltare le loro idee e creare poi in modo originale qualcosa da poter integrare nei miei dipinti. Col tempo i fan hanno scoperto molte sfaccettature dei messaggi nascosti, anche nella cover dell'album. Amo ascoltare le conclusioni che traggono.
 
Cosa fareste avendo a disposizione una bacchetta magica? (domanda per Tim ed Amy, sua moglie)
TIM & AMY - Oh, che bella domanda!!! l'ho chiesto a Tim e lui ha detto, visto che sarebbe stato un potere troppo grande: "La darei ad Amy". La mia risposta invece, arriva direttamente dalla mia parte più sentimentale: "La userei per passare tutta l'eternità con Tim".
 
Se ti chiedessero di descrivere Tim attraverso una delle sue opere, quale sceglieresti per rappresentarlo e perché?
AMY - Tim ha reso facile la risposta a questa domanda attraverso The Conduct Of Life (ndr. la condotta di vita). Questo dipinto a olio è stato creato in due anni. E' un autoritratto di Tim in tre distinte fasi di vita: da ragazzo, da uomo, da anziano. E' riuscito a catturare il suo vero sé in quest'opera. Da giovanissimo, con gli occhioni teneri e spalancati, così puro nell'animo. E' ancora così, per certi versi. Nell'uomo adulto si intravede la sua sensibilità e si percepisce la sua volontà. Lo sguardo è intenso e attento, il pugno è chiuso, l'uccello sopra di lui è preso da una grande frenesia. Infine l'uomo anziano. La rosa bianca è sospesa sopra la sua mano. E' vecchio ma in pace, sa di essere rimasto fedele alla sua arte. Tim mi dice spesso di avere un milione di idee in testa e purtroppo non c'è abbastanza tempo di avvicinarvisi per catturare anche solo una frazione di ognuna, in questa vita. Per me questo dipinto è espressione di Tim che dà il meglio di sé.
 
Tim Cantor Interview Shot Magazine ConductLife B
 
Hai avuto diretta esperienza del successo di Tim stando al suo fianco, ed eri anche tu all'Imagine Dragons tour, come l'hai vissuto? C'è un momento particolare, un ricordo, un volto che ti è rimasto impresso di quel periodo?
AMY- Il 6 maggio Tim e io abbiamo festeggiato il 25esimo anniversario dal nostro primo incontro! Eravamo così giovani, lui 21 anni e io 19. Negli anni, abbiamo vissuto moltissime esperienze, ho infiniti ricordi e sono così fortunata da poterli condividere con lui. L'ho visto evolversi negli anni, con la sua arte, in modo straordinario. Ad oggi, con ogni collezione, con ogni dipinto o scrittura che compone, c'è sempre quel non so che di speciale che mi sorprende e mi fa continuamente re-innamorare di lui. Dal giorno in cui gli Imagine Dragons hanno chiamato, quello che è successo è stato un sogno per me! Ho avuto tempo di rifletterci su, ma ancora non riesco a focalizzare perfettamente i dettagli di volti, ricordi e posti visitati. Se dovessi però prenderne uno dal mazzo direi che il momento più bello è stato essere testimone di Tim che supera la sua grande timidezza. Prima di lavorare con la band stava diventando sempre più riservato, passava ore e ore rinchiuso nel suo studio, non veniva mai nella sua galleria se non per le mostre. Dagli Imagine Dragons in poi sono iniziate le interviste, gli impegni programmati e Tim è stato costretto a farsi forza, salire sul palco e parlare della sua arte e della sua vita. E' stato stupendo vedere tutto questo; conoscendolo, non pensavo che avrebbe mai avuto il coraggio di mostrarsi di fronte a tutte quelle persone. Oggi conserva ancora quella sua natura gentile e umile che mi fece innamorare di lui tanti anni fa, ma ama anche mostrare la sua arte e parlarne con la gente. Quindi quando guardo alla cover di Smoke + Mirror vedo Tim come fosse quel meraviglioso uccello che ha ritratto, lo vedo volare libero.

Guardando al passato ora puoi affermare "ho fatto esattamente tutto quello che volevo"? Ci sono cose che non faresti allo stesso modo (o che non faresti per niente), e cose che avresti voluto fare, che invece non hai potuto nella tua vita?
TIM- Bella domanda... Ci ho pensato spesso. Dal momento che sono un artista autodidatta, la prima cosa che direi è che avrei voluto, da piccolo, avere la possibilità di vedere da vicino le opere che ora mi ispirano. Attraverso i nostri viaggi intorno al mondo ho avuto la possibilità di soffermarmi ad ammirare alcuni dei dipinti degli artisti che mi hanno aiutato a diventare quello che sono ora. Mi domando sempre cosa avrei potuto fare se avessi avuto la fortuna di ammirare gli artisti del Rinascimento italiano e nordico, da bambino. Come sarebbero dunque oggi i miei dipinti? Pensandoci bene sono arrivato alla conclusione che alla fine non cambierei nemmeno di una virgola i miei quadri. Forse se lo facessi cambierebbero le cose e dunque perché dovrei farlo? Sono felice della mia vita e non la cambierei per nulla al mondo. Quello che mi piacerebbe però fare in futuro è vivere in Europa e aprire la mia galleria lì. Sarebbe stupendo vivere ed esporre nei posti che più mi ispirano.

In una scala da 1 (minimo) a 10 (massimo), quanto sei critico verso te stesso quando crei un'opera nuova? Sei soddisfatto del risultato finale o sei attento a ogni minima imperfezione?
TIM - Durante il lungo percorso che porta a completare un dipinto mi immergo completamente. Non viaggio, sto nel mio studio tutte le notti, da mezzanotte fino alle sei del mattino. Ma anche quando sono via la pittura è sempre nella mia mente. Sono un po' ossessionato. Negli ultimi sette anni ho preso l'abitudine di non mostrare a nessuno, nemmeno a mia moglie Amy, i miei dipinti prima che siano completati. Sento infatti di dover seguire il dipinto in ogni dettaglio senza intoppi, senza prendere in considerazione le opinioni degli altri al riguardo. Mi motiva perché so che alla fine lo mostrerò ad Amy e aspettare la sua reazione è sempre impagabile perché genuina. Quando lavoro a un quadro sono molto critico. Più di 10! Cerco sempre tutte le imperfezioni e faccio di tutto, sfruttando le mie potenzialità, per togliere i difetti. Non vado mai di fretta. Se non sento di poter continuare, mi sposto su un altro lavoro e torno sul precedente quando sono in un miglior momento. E' la cosa migliore. Mi piace anche il fatto che quando lo lascio riposare e poi vi ritorno, il dipinto a volte cambia completamente rispetto all'idea originale. Quando completo un originale sono sempre felice e se ho avuto difficoltà nel dipingerlo, mi affeziono molto al quadro. A volte, se vedo un dipinto fatto anni fa, con la consapevolezza di oggi, mi viene voglia di modificarlo, ma penso anche che invece è un modo per capire come mi sono evoluto negli anni.

3 consigli che daresti a giovani artisti emergenti.
TIM- 1. Quando ero giovane, pensavo che da grande sarei voluto andare in una famosa scuola d'arte. Ripensandoci, personalmente sono felice di non averlo fatto. Da autodidatta penso di aver imparato molto dalle mie sperimentazioni, sviluppando quindi uno stile unico. Da artista, credo che questa sia la cosa migliore. D'altro canto, amo studiare i grandi artisti che ammiro nei musei, cerco di non visitare mai gallerie d'arte contemporanea. Per questo motivo ho aperto una galleria dedicata ai miei dipinti di sedici anni fa. Oggi se accetto che altre gallerie espongano la mia arte, a meno che non sia una mostra dedicata, non ci vado, devo evitare contaminazioni derivanti da altri stili, voglio restare fedele al mio percorso.
2. Trovate una passione! Guardate alle cose che vi attraggono davvero e studiatele da soli. Comprendetele. Vi guiderà!
3. La miglior cosa che posso consigliare a un artista è dirgli di fare finta di non avere altre opzioni. Che non c'è altra scelta per lui che avere successo con la propria arte. Senza guardarsi indietro:"dentro o fuori". Così facendo si è costretti a dare tutto quello che si ha perché arrivi il successo, quello vero, che gratifica. E se tutto questo non portasse a nulla, poi si troverà un'altra strada comunque. E' un bene soffrire per un artista, almeno un po', è un esperienza che fa apprezzare di più la vita, il bene più prezioso.
 
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