"Siate unici" è il messaggio che il fotografo di moda Joseph Cardo vuole che la prossima generazione di fotografi abbia chiaro in mente. Joseph è nato in Puglia, nel sud d'Italia. Da bambino è stato molto influenzato dalla sua cultura e dalla famiglia.

Si trasferisce a Milano per seguire la sua passione dove ha lavorato a molte campagne internazionali tra le quali per Emporio Armani, Blumarine e recentemente con Paul Marciano per Guess. Oggi è tra i fotografi italiani più richiesti dalle celebrità e i suoi ritratti sono costantemente nelle copertine delle riviste.

Sei cresciuto nella bellissima Puglia. Guardando indietro alla tua infanzia, c'è stato un momento in cui hai pensato che saresti diventato uno tra i più richiesti fotografi di moda?
Ho sempre pensato alla mia terra di origine con un senso di grande riconoscenza. La Puglia è generosa, è una terra ricca di sensazioni e di contaminazioni che è stata ed è ancora per me una fonte inesauribile di passione e di energia, passione ed energia che ho trasferito poi in maniera del tutto naturale nelle mie fotografie. Tuttavia, erano piuttosto limitate le possibilità che questa terra poteva offrirmi nell'ambito della fotografia di moda, che ha le sue radici in quelle che comunemente sappiamo essere le capitali del fashion. Quindi, inevitabilmente, il mio lavoro è stato ed è un mix-match di contaminazioni differenti che fondono le influenze della mia terra a viaggi e continue ricerche, il collante di tutto è la curiosità che da sempre anima il mio istinto. Una particolare inclinazione al senso estetico e al buon gusto proviene sicuramente dalla mia infanzia e dall'educazione che mi è stata inculcata dalla mia famiglia, alla quale devo moltissimo, nonostante le comprensibili paure alternate agli entusiasmi nei confronti di una passione, diventata poi professione.

Ci sono fotografi di moda diventati leggende, icone: Cecil Beaton, Patrick Demarchelier, Annie Leibovitz, Helmut Newton, Richard Avedon, Peter Lindbergh e Mario Testino solo per citarne alcuni. Come e chi ti ha influenzato così da diventare uno dei top fotografi del momento?
Quando ho iniziato a scattare, visionare i lavori dei più celebri fotografi di moda come fonti preziose di crescita e di ispirazione, era molto più complicato, soprattutto se come me si era autodidatta. Potevi conoscere la vera fotografia di moda soltanto attraverso una ricerca accurata e specifica, ma la difficoltà rendeva tutto molto più stimolante ed affascinante. Quel fascino, oggi, si è andato perdendo con l'avvento dei social e del digitale, che rendono estremamente semplice la conoscenza di tutto ciò che riguarda il mondo del fashion e l'accesso a tali informazioni, informazioni impossibili da reperire qualche anno fa. Difficile parlare di un fotografo che mi abbia influenzato fino in fondo, ce ne sono stati diversi ed ognuno ha riguardato un particolare periodo della mia vita per un motivo preciso. Mi ha sempre affascinato molto Avedon, sin dall'inizio, per il dinamismo che ha portato nella fotografia di moda cambiandone per sempre il volto. In seguito ho scoperto Newton che ho amato per la sua audacia, Lindbergh per la naturalezza dei suoi scatti, Demarchelier come maestro d'eleganza. Ognuno di loro è stato per me fonte d'ispirazione nei diversi momenti della mia carriera, e da ognuno ho potuto apprendere qualcosa. La ricerca però è la parola chiave del mio lavoro e credo sia importantissimo osservarli e studiarli per utilizzare questi grandi maestri della fotografia come guida e mai come copia esplicita, approfondendone il linguaggio invece di soffermarsi solamente ad una rapida occhiata.

Parlaci del tuo primo servizio fotografico e del tuo stato d'animo nel vedere la tua prima copertina su una rivista.
Il mio primo servizio fotografico è stato realizzato per il catalogo commerciale di un brand emergente. Era la prima volta che mi veniva commissionato un lavoro e questo, oltre a darmi la possibilità di conoscere e vivere il set in forma più concreta e professionale, mi permetteva anche di iniziare un percorso di sperimentazione tecnica e artistica. La mia prima copertina per un magazine nazionale non fu una bellissima esperienza. Quel giorno ero particolarmente teso e la mia gestione del set non mi rese sufficientemente soddisfatto; l'editore tuttavia apprezzò le fotografie, riconfermandomi per svariati altri servizi fotografici. Oggi invece, in seguito all'esperienza maturata negli anni, sono apprezzato per la mia forte determinazione, che spesso diventa motivo di scontro amichevole con i miei clienti, in quanto cerco di costruire un'immagine del prodotto che non tenga conto unicamente della visibilità tecnica e didascalica dello stesso, ma che si arricchisca sempre di una creatività al passo con le tendenze .

Tralasciando la moda, come si svolge una tua giornata tipo?
Nella mia giornata tipo c'è sempre il lavoro. D'altronde si dice che se fai il lavoro dei tuoi sogni, in realtà non lavori mai. Amo la musica, da cui molte volte traggo ispirazione, mi piace passeggiare e visitare mostre d'arte. Finisco spesso per intendere il mio tempo libero come una forma d’investimento sul lavoro: la fotografia e l'arte in generale sono la mia droga ed il mondo è il mio pusher.
Il cibo è un'altra delle mie passioni. Nell'ultimo periodo sto provando a sperimentare la cucina in prima persona, chiaramente non quella tradizionale (creatività come espressione in ogni forma). Piatto preferito: Pesce crudo. Nei prossimi mesi, invece, ho programmato un viaggio per approfondire un pezzo d'America che ho tanto frequentato per lavoro, ma che mai ho potuto apprezzare nella sua vera essenza: la California. Un viaggio in auto che farò a Gennaio alla scoperta di deserti, delle luccicanti metropoli e della gente comune, quella che si incontra per strada. 
 
Fotografare può essere artisticamente stressante. Il processo commerciale può sopraffare. Come programmi i tuoi servizi? Hai mai abbandonato un progetto?
E' vero, le fasi di lavoro di un progetto commerciale alcune volte possono compromettere e sacrificare l'aspetto più artistico del progetto stesso, ma non mi è mai successo di abbandonarne uno. Come dicevo, sono estremamente testardo e determinato e, cosa fondamentale, è necessario sapersi mettere costantemente in gioco e non perdere mai l'entusiasmo.
Ci sono ragazzi che oggi studiano per diventare il grande fotografo di domani; basandoti sulla tua esperienza personale, quale consiglio daresti loro? Ho un semplice messaggio che vorrei trasmettere ai giovani aspiranti fotografi di moda: “Costruite il vostro stile”. Non serve fare copie di copie già viste, imparate ad essere riconoscibili nello stile e nel linguaggio, in due parole SIATE UNICI.
 
Se avessi la possibilità di lavorare con uno tra i fotografi nominati precedentemente, chi sceglieresti?
Richard Avedon. Lo definisco un uomo geniale con uno stile forte e contraddistinto. Avrei voluto diventare suo assistente e non nascondo che da giovane ho provato ripetutamente a mettermi in contatto con la sua accademia in America, ma la mia giovane età unitamente ai pochi soldi in tasca non mi permettevano di raggiungere l'altro continente.
 
Il tuo stile fotografico è stato definito caratterizzato da una predominanza di tonalità a metà tra il bianco e il nero, i.e., da un'attenuazione del colore e tutti i suoi scatti hanno uno stile molto specifico, pieno di sentimento ed espressività, come se ciascuno di essi fosse stato fatto migliaia di volte, fino a trovare quello perfetto. Come descriveresti il tuo stile?
Quando si parla di fotografia di moda, lo stile fotografico risente fortemente di quelle che sono le tendenze e i periodi della moda stessa. Non definirei il mio stile a metà tra il bianco e nero e il colore, preferisco parlare di una forma di compensazione dei toni visivi, che combina un colore della pelle molto desaturato a quello dei dettagli che spiccano e trasmettono quell'emozione che spinge l'utente finale a comprare il prodotto. La fotografia di moda serve a quello: è aspirazione.
La mia formazione artistica proviene da una conoscenza dell'analogico che è molto diversa dal modo di pensare di oggi. Mentre la fotografia analogica prevedeva che la foto fosse studiata e pronta per essere stampata, l'editing moderno affronta una via completamente diversa. Una fotografia apparentemente piatta può facilmente trasformarsi in un'immagine originale se affidata ad un buon digital artist. Preferisco valutare personalmente i passaggi di post-produzione perché credo che la memoria visiva dell'autore conservi informazioni che possono attribuire un valore diverso ad uno scatto, anche molto tempo dopo essere stato realizzato. Ci sono fotografi che si affidano troppo alla post-produzione: questo non è il frutto di una ricerca personale, bensì di una manipolazione. Il mio approccio alla post-produzione è una mescolanza di conoscenze provenienti dal vecchio sistema analogico e di tecniche appartenenti al mondo del digitale. Lo stesso color-grading che a volte mi caratterizza si ispira ai toni vintage di pellicole che ormai non sono neanche più in produzione.
 
Citazione preferita:
Se passa un giorno in cui non ho fatto qualcosa legato alla fotografia, è come se avessi trascurato qualcosa di essenziale. È come se mi fossi dimenticato di svegliarmi.
- Richard Avedon 1970 -
 
 
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