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Liu Bolin  è un artista cinese la cui notorietà deriva dalla particolarità delle sue opere. Egli infatti crea degli autoritratti fotografici “fondendo” il suo corpo con l'ambiente circostante.

Le sue opere sono spesso volte ad indirizzare lo spettatore verso la riflessione su tematiche d'attualità quali i flussi migratori e l'inquinamento ambientale. Ecco l'intervista rilasciata in esclusiva per shot magazine.

Ha sempre saputo che sarebbe diventato un artista? Quando è nata questa passione?
Ho iniziato nel 1985. C'erano davvero pochi giocattoli a casa quando ero piccolo; dovevamo farceli sa soli. Questo ha allenato la mia abilità manuale, mi ha portato ad imparare la scultura e la creazione di modelli; inoltre mi ha permesso di sviluppare l'immaginazione tridimensionale. Questo processo è stato significativo. So catturare le immagini e ho uno sviluppato senso per la luce. Posseggo questa esperienza, e sono testardo nel raggiungere i miei obiettivi. Mio padre non voleva che io imparassi l'arte, rompeva sempre i miei pennelli. Mi feriva molto. Nonostante questo, ho continuato a dipingere e anche se non pensavo che sarei diventato un artista; l'arte mi interessava e quindi ho continuato ad apprenderla. A quel tempo non avevo idea di cosa fosse un artista. Ma grazie alla mia insistenza, il mio sogno si è realizzato.
 
Qual è stata la sua prima creazione? Prima di diventare ufficialmente artista, intendo.
Un berretto in garza nera, quello che avevano gli antichi funzionari cinesi, con inserti in metallo. E' stato facile realizzarlo e, appena finito, mio padre l'ha indossato. E' stata al contempo soddisfazione e affermazione del mio talento, ne ero felice.
 
La prima volta che ha esplorato l'"invisibile" da dove è arrivata l'idea? Ricorda il momento esatto in cui ha avuto l'ispirazione per il camouflage?
All'inizio, nel 2005, la mia idea era usare la mia arte, il camouflage, come forma di protesta per attirare l'attenzione delle persone sulla vita degli artisti. E questa è stata l'idea originale. Ho poi usato questa "invisibilità" nella City Series così da esprimere esternamente il mio mondo interiore e spiegare la mia comprensione del mondo che mi circonda.

Pensando al suo straordinario lavoro, sarebbe interessante capire il processo creativo dietro alle opere che crea. Quanto tempo ci vuole per completarne una?
Il passo fondamentale per le mie creazioni è la scelta dello sfondo. Non è che io debba fotografare ogni tipo di sfondo, ma nelle mie opere cerco di esemplificare la relazione conflittuale tra l'ambiente e le persone che in esso si nascondono. Quindi ci metto parecchio tempo a decidere lo sfondo. Di solito un paio di mesi bastano per decidere se devo o meno usare uno sfondo. Una volta iniziato è facile; il lavoro per cui ho impiegato più tempo mi ha preso circa 7 o 8 ore. Se lo sfondo è semplice, posso finire il lavoro in 3 o 4 ore. Generalmente quando ci muoviamo per una giornata di scatti, ci sono con me 2 o 3 persone che dipingono, poi c'è l'autista e chi si occupa dei pasti. Quando sono io a stare immobile di fronte allo sfondo, gli altri dipingono su di me la parte di sfondo coperta dal mio corpo. Inoltre c'è chi fa riprese video. Parlando in generale, il team è composto da 5 o 6 persone in tutto.
 
Molte delle sue opere sono state fatte in Italia. Cosa l'ha spinta verso il nostro paese?
Quando stavo lavorando alle mie opere in Italia, sono stato attratto subito dalle opere artistiche del passato che avete. Ho realizzato i pezzi sul Ponte Vecchio, La Corte e il Colosseo. Penso che il contrasto virtuale sia davvero forte. In Cina non sappiamo e non vediamo molto della storia dell'antica Roma. Per cui ho realizzato questi lavori legati alla storia di Roma antica.
 
L'ultimo progetto, Migrants, focalizza l'attenzione sull "evanescente confine tra la vita e la morte." In qualità di artista, come riesci a non farti travolgere dalle emozioni che il dolore di queste persone provoca?
La morte è inevitabile se si vuole mostrare il tema dei rifugiati. Per cui evito di trattare la discussione di questo tema nei miei lavori. Come artista il mio scopo è proporre invece il tema del futuro e della speranza: uso il mio stile unico (immagini fotografiche connesse al dipinto) per parlare di aspettative e lo faccio attraverso questa combinazione.
 

Qual è l'opera d'arte a cui è maggiormente legato?
In tutti i miei pezzi ho insistito nella pratica di dipingere il mio corpo per oltre 10 anni. Dalle rovine con cui ho iniziato, ora uso la ghiaia e addirittura una barca. Non importa quale sia l'immagine, il mio fine ultimo è connettermi all'essenza stessa della vita. Credo che il metodo che uso abbia una connessione con la vita fisica del corpo, con la fonte basilare della vita stessa e con il pensiero sulla stessa che ne deriva.

Considerata la situazione politica mondiale e della sua nazione, cosa significa essere artista in Cina al giorno d'oggi? E come sono cambiate le cose, da quando ha iniziato la sua carriera fino ad oggi?
Prima di tutto, come artista cinese, se consideriamo lo sviluppo sociale in Cina, la reazione verso la vita è piuttosto istintiva. E' come nei miei lavori, se vedo un grande slogan lo inserisco nella mia opera. Diventa parte del mio pensiero. Ma non vale solo per gli artisti cinesi, succede in tutte le nazioni. Il regime crea e forma il punto di vista collettivo. Interferisce con la sopravvivenza individuale e con la coscienza sociale. Quindi la politica non può essere separata dall'arte. La politica per noi è come l'aria, la inaliamo come esseri viventi, poi la ricacciamo fuori e quello che ne esce fuori è la mia arte. Come un istinto primordiale, dobbiamo presentare qualcosa che riguardi la vita, che si sia artisti cinesi o di qualsiasi altra parte del mondo; è la reazione istintiva a preoccuparsi per l'ambiente. Dovrebbe essere questo l'intento principe della creazione artistica.
 
Può dirci qualcosa dei suoi prossimi progetti?
Ho due idee in programma per i miei prossimi lavori. Il primo lo farò a Berlino, in Germania. Contatterò dei rifugiati siriani a Berlino e li nasconderò nel Muro, perché il monumento è il simbolo della Guerra Fredda. Ha un significato specifico nell'evoluzione del processo stesso. Oggigiorno la crisi dei rifugiati è un problema pressoché irrisolvibile, considerati anche gli sviluppi economici e politici mondiali. Gli artisti riflettono sulla vita umana, sulla coscienza collettiva. Vogliono parlare della sofferenza nelle loro vite attraverso le loro opere: questo è lo schema basilare della creazione artistica. Quindi voglio portare a termine questa opera a Berlino. La seconda la farò nel sud della Francia e sarà sull'ecologia, riguarderà l'oceano. Userò l'immondizia raccolta dai fondali marini e mi nasconderò tra di essa. Sarà un lavoro in cui userò il mio corpo, la mia vita, per parlare della complicata relazione tra l'individuo e l'ambiente circostante.
 
Cosa suggerirebbe a un giovane che vuole diventare artista?
Penso che se vuole studiare arte, deve capire questi tre punti: il primo è la comprensione della storia dello sviluppo umano, dagli albori al giorno d’oggi, quello che l'umanità ha esperito, il motivo per cui siamo riusciti a svilupparci fino al punto in cui siamo adesso; il secondo è comprendere la storia dell'arte. La relazione che intercorre tra il linguaggio artistico e il linguaggio umano, due cose molto vicine, quasi interconnesse. Deve capire cosa sia lo sviluppo del linguaggio artistico. La terza, è la comprensione della propria persona, perché ognuno è diverso. E ogni diversità porta ad uno sviluppo artistico differente. Quando si colgono questi tre punti, si può focalizzare meglio il sogno a cui si aspira. Infine la cosa più importante è: vi prego, non curatevi delle reazioni degli altri, fate tutto quello che volete fare.
 
Liu Bolin interview cover shot magazine 4
 
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